CalabriaWeb e Il piano telematico

Nel 2000 per poco non venivo assunto dal consorzioTelcal, superate tutte le dure prove scritte con migliaia di partecipanti, al colloquio finale, due/tre belle hostess di una nota azienda romana mi chiedono 3 banali domande: quanti siamo in famiglia, come si chiama il mio gatto, cosa voglio fare da grande. Per loro sfortuna non sono stato assunto.

Calabriaweb fu uno degli effimeri frutti del mastodontico – economicamente parlando – Piano Telematico Calabria . Una colossale operazione di sistema, nata a inizio novanta pare con le migliori intenzioni, che doveva trasformare la Calabria in una nuova Silicon Valley.

A tal fine fu costituito un consorzio, TELCAL, formato da Regione Calabria (40%), Telecom Italia (24%), Intersiel (24%) e Italeco (12%), a finanziamento strettamente pubblico.

il Piano telematico Calabria prevedeva la progettazione e l'esecuzione, da parte della Telcal, di 12 sottoprogetti, per un finanziamento complessivo di 409 miliardi, cosi' suddivisi: sanita' 35.2, regione 58.7, comuni 26.6, Ced 44.8, giustizia 29.5, agricoltura 13.3, teledidattica 26.3, ricerca 20, turismo 35.9, formazione diffusa 70, centro consortile 29, Rete 19.7; la realizzazione del relativo piano operativo e' stata affidata, a sua volta, dalla Telcal alla consorziata Intersiel il 5 novembre 1990; in data 8 febbraio 1992, il Dipartimento per il Mezzogiorno approvava piano operativo relativo al progetto "regione".

E sempre a tal fine vennero attivati una decina di progetti (tra cui calabriaweb.it) e vennero, diciamo così, consumati oltre quattrocento miliardi delle vecchie lire.

Nel 1996 la vecchia Sip si è trasformata in Telecom e il Piano Telcal da progetto informatico diventa telematico tout court, considerando anche l’esplosione di internet. Il Consorzio Telcal, di conseguenza, cambia pelle. Telecom assume il 24% così come Intersiel, Italeco il 12%. La Regione sempre il 40%.

Nel giugno 1997 Enza Bruno Bossio nonchè moglie di Nicola Adamo diventa direttore generale del Consorzio Telcal. Vengono redatti ben 11 sub progetti con spreco di consulenze faraoniche e proclami sulla stampa. E’ l’inizio della fine. Anche per quei pochi addetti che avevano trovato un mezzo lavoro. Precisamente 64 agenti di sviluppo. Alla fine della formazione gli agenti vengono assunti tramite un’agenzia di lavoro interinale e messi sotto contratto dall’Intersiel. Nel 2000 vengono aggiunte altre figure professionali (tranne il sottoscritto...) che portano il totale degli addetti a 206.

La voracità del partner privato e l’inerzia di quello pubblico chiudono il cerchio di una vicenda che sarà consegnata alla storia con una sola parola: SPRECO!!!

Il 31 dicembre 2002 cade la saracinesca sul Piano Telcal. Il socio privato incassa insalutato ospite, il socio pubblico svuota gli oggetti tra il cestino e il marginale. E i lavoratori? Dopo un accordo tra sindacati e Regione, viene proposto loro di rassegnare le dimissioni per poi farsi assumere da una società denominata, indovinate un po’, Why Not, con contratto a tempo determinato, per 36 mesi, nei comparti multiservizi, con una sostanziale dequalificazione e la riduzione dello stipendio. La maggioranza accetta. Nell’agosto 2003 i lavoratori vengono coinvolti nel progetto Ipnosi e ripartiti presso vari enti locali. Il contratto viene ridotto da 36 a 24 mesi e poi a 12. Dal settembre 2004 gli agenti di sviluppo ex Telcal sono senza lavoro.

Finiti i soldi, il fuggi fuggi: tutto è stato smantellato, lavoratori mandati a spasso, e dei miliardi e dei progetti e della Silicon Valley non rimane più traccia. Se non, forse, qualche testo da riciclare in un "portale web" regionale del turismo.

Oggi calabriaweb.it non c’è più (e telcal.it è uno spam engine: manco i soldi per mantenere il dominio son rimasti). Del portale originale, che ebbe i suoi estimatori, sopravvive memoria solo nella wayback machine.